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In Saugella Monza vs Firenze anche un momento importante contro gli abusi sui minori nello sport
Start to Talk
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Saugella Monza contro Il Bisonte Firenze, prima gara casalinga della stagione della prima squadra femminile del Consorzio Vero Volley tra le mura della Candy Arena di Monza, non è stato solo uno spettacolo pallavolistico ma anche altro. Per esempio, un’occasione per alzare la voce e mettere in luce un problema troppo spesso sottovalutato, perlopiù non trattato, come quello della prevenzione sugli abusi sui minori nel mondo dello sport. Con una campagna di sensibilizzazione sul tema portata avanti da Il Cavallo Rosa durante questi anni e sposata appieno, per la prima volta nel volley, dal Consorzio Vero Volley con segnali forti e la trasmissione di un video nel pre-partita della sfida contro la formazione toscana.

“Il tema della pedofilia nel nostro mondo è terribile. Ho una figlia e non voglio neanche immaginare ciò che un bambino o una bambina possa provare in determinate situazioni – ha dichiarato a fine gara la capitana e giocatrice della Saugella Monza, Serena Ortolani -. Le immagini hanno un forte impatto, sono importanti perché arrivano a molte famiglie, sugli spalti c’erano oltre duemila persone”.

La realtà monzese lancia un forte segnale, dunque, in primis nel nome del suo Presidente, Alessandra Marzari, dirigente medico all’Ospedale Niguarda di Milano e ambasciatrice di San Patrignano. Ed il filmato prodotto dal Consiglio d’Europa sulla campagna #Start to talk (inizia a parlare) mostrato durante la competizione è la dimostrazione della voglia di impegnarsi per provare a risolvere questo problema.

“Con un importante lavoro di prevenzione è stato possibile mettere regole chiare e paletti tra i nostri tesserati, che è fondamentale quando si ha a che fare con i giovani – ha commentato il numero uno di Vero Volley, Alessandra Marzari –. Abbiamo attuato una serie di attenzioni organizzative. Un esempio? Quando una squadra va in trasferta ci sono sempre due allenatori, che posso scambiarsi il “five” con gli atleti ma non permettiamo nessun altro contatto fisico. Grazie a questa linea i più piccoli sono tutelati. Basta guardare i video per capire che certe situazioni possono essere o diventare rischiose”.

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