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Alessandra Marzari: “Lo sport deve saper guardare al domani, rispettando il dramma di oggi”
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Dopo la conclusione definitiva di tutti i campionati sancita dalla Federazione Italiana Pallavolo e le dimissioni di ieri da parte dei presidenti delle Leghe di serie A sia maschile che femminile, numerose sono state le dichiarazioni riportate dai diversi organi di informazione, tra cui, non ultime, quelle di oggi del presidente della stessa Fipav, Pietro Bruno Cattaneo (che si possono leggere e ascoltare qui).

Per Alessandra Marzari, presidente del Consorzio Vero Volley, vicepresidente della stessa Lega Femminile di serie A e, nella sua vita di tutti i giorni, medico, è arrivato il momento di fare definitivamente chiarezza e, soprattutto, di rivolgere lo sguardo anche verso il futuro: “E’ fondamentale in un momento come questo iniziare a parlare del futuro, cui è necessario guardare con grande senso di responsabilità. Lo sport deve essere capace di riprendere il suo ruolo anche sociale di portatore di messaggi positivi e di energia, un ruolo che gli appartiene. E per fare questo deve, appunto, saper guardare al domani, che non vuol dire non rispettare il dramma di oggi e il bisogno di sicurezza da parte di tutti, ma pensare a quando questa emergenza sarà superata, per aiutare in una ricostruzione attiva della vita di tutti i giorni. Per fare questo è ipocrita, come sta accadendo, non tenere in considerazione e rispettare le esigenze, gli investimenti, le proposte di tutte le componenti del movimento del volley, sia quello giovanile e scolastico che quello di vertice. E’ retorico e un po’ stucchevole anche il discorso di assegnare degli scudetti sportivi a chi si sta sacrificando per noi, e lo dico da medico. Donare in questo modo, senza che ci sia un impegno personale di qualsiasi genere, ha un valore simbolico che in questo momento conta relativamente. Ai medici, per esempio, se si vuol donare possono servire mascherine e tute. Oppure, a tutti servono persone coraggiose e capaci di pensare e vedere il futuro senza paure irrazionali, così che anche il lavoro dei medici stessi, oltre a essere quello di curare chi si è ammalato, possa davvero aiutare a ricominciare a vivere tutti gli aspetti della vita. Ed è di questo che abbiamo bisogno, senza mancare di rispetto a nessuno”.

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