La presentazione di OMES – Osservatorio sul Modello Europeo dello Sport è stata l’occasione per affrontare importanti tematiche con illustri ospiti. Di seguito un estratto delle dichiarazioni dei relatori intervenuti all’evento a Milano.
Alessandra Marzari, Presidente del Consorzio Vero Volley: “Omes nasce dalla consapevolezza di non avere la contezza precisa di cosa pensasse dello sport e di che cosa avesse in mente per lo sport la Comunità Europea. Per questo motivo abbiamo pensato a un Osservatorio che possa essere un traino per tutti gli sport, non solo per la pallavolo, ma che possa dare, anche attraverso il sito dedicato, un’idea a tutti di quello che sta succedendo e di quello che possiamo fare. La vera sorpresa è stata quella di vedere l’assonanza di pensiero sullo sport che c’è tra il Consorzio e il Modello europeo dello sport. Per me è stata davvero una grandissima soddisfazione. L’agire del nostro Consorzio è governato dall’impatto sociale che si genera attraverso le serie A, le attività del settore giovanile e la collaborazione con le associazioni esistenti sul nostro territorio e che rispondono ai bisogni delle persone. I temi del merito sportivo, del sistema piramidale, la funzione sociale, l’inclusione e la parità sono connaturati al Consorzio Vero Volley. Abbiamo già creato una pagina dell’Osservatorio, che è sempre aggiornata; portiamo avanti un lavoro di networking e di sviluppo di una rete di stakeholder interessati alle dinamiche sport-Ue e vogliamo creare, inoltre, un tavolo di lavoro condiviso sui temi del diritto sportivo. Quello con Omes sarà un appuntamento annuale: siamo un po’ neonati, così come lo sport in Europa, questo ci dà la possibilità di una grande crescita e di sviluppo”.
Maurizio Molinari, capo dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano: “Lo sport è un fattore di integrazione, inclusione, costruzione, relazione che va anche al di là dei confini. Per di più attraverso di esso si impara l’Europa, questo è qualcosa che lo sport stesso fa quasi senza sapere di poterlo fare. Ogni bambino che fa attività sportiva sarà sicuramente più aperto ai valori di integrazione, inclusione, confronto con altre persone che vengono da posti diversi. Non solo: lo sport contribuisce almeno al 2% del Pil europeo, quindi ha anche una importanza a livello economico. Credo che il mondo dello sport e quello delle istituzioni debbano continuare a muoversi insieme, affinché il modello di sport europeo possa insegnare e imparare qualcosa anche da altre parti del mondo”.
Marco Riva, presidente del Comitato Regionale del CONI Lombardia: “Il modello europeo di sport è diverso da altri contesti. Momenti come questi servono a focalizzare l’attenzione sui valori dello sport, anche dal punto di vista economico e turistico. Sicuramente bisognerà lavorare sulla governance, anche su questo c’è un percorso da costruire. Possiamo fare della Lombardia un laboratorio da cui partire per costruire il futuro dello sport italiano. L’elemento passionale non va dimenticato, il modello europeo deve sempre di più mettere al centro le persone, la crescita di tutti quei ragazzi che si approcciano allo sport. I tecnici, quindi, non sono solo allenatori ma dei veri e propri educatori. Lo sport è cultura, i luoghi di sport sono luoghi di cultura”.
Martina Riva, assessore allo Sport, al Turismo e alle Politiche Giovanili del Comune di Milano: “Mi fa piacere vedere che, ancora una volta, Vero Volley si manifesta come fortemente ispirata dall’innovazione con cui ci costringe a misurarci. Noi siamo la generazione Erasmus e credo che sempre più l’Europa per star dietro ai grandi giganti – a partire dagli Stati Uniti, ma non solo – dovrà parlare di sport insieme all’educazione. Credo che sarà un Osservatorio che ci darà tanto da lavorare, anche sullo sport il piano europeo è fondamentale”.
Matteo Zacchetti, Commissione europea – Direzione generale istruzione, gioventù, sport e cultura: “Lo sport non è estraneo all’integrazione europea, esattamente come la musica è un grande linguaggio universale. Il modello sportivo europeo cerca di definire la rilevanza dello sport nella società europea: questo non vuol dire che in ogni Paese si adotti un modello specifico, ma si possono ritrovare dei principi comuni che lo caratterizzano. Stiamo sviluppando una comunicazione per esprimere un orientamento della Commissione europea che prenderà in esame tre elementi del modello europeo: la governance dello sport che può essere migliorata, la solidarietà e sostenibilità, il ruolo dello sport nella società”.
Cosimo Gesi, Dirigente area Progetti e Programmi dell’Agenzia Italiana per la Gioventù: “Lo sport insegna anche a gestire le emozioni generate da una sconfitta, su questo diventa una palestra di vita. Noi lavoriamo sui programmi europei, soprattutto su Erasmus+, che al suo interno ha anche un settore dedicato allo sport, Erasmus+ Sport. È un ambito ancora minoritario in termini di risorse: circa il 2% del budget complessivo è destinato allo sport. A livello nazionale parliamo di circa un milione e mezzo di euro. Negli ultimi anni sono aumentati i progetti presentati e, di conseguenza, anche quelli che riteniamo meritevoli e che possono essere finanziati. Erasmus+ Sport rappresenta un’opportunità importante soprattutto per la mobilità e lo scambio di competenze: permette alle realtà sportive di confrontarsi con organizzazioni simili di altri Paesi e di condividere esperienze, conoscenze e know-how. Per il periodo 2028-2034 è inoltre previsto un aumento delle risorse, che dovrebbero passare da 26 a 40 miliardi di euro complessivi, creando quindi ulteriori opportunità”.
Matteo Morandi, Presidente di Fondazione Morandi ETS: “La nostra è una Fondazione estremamente pragmatica, ci piacciono poco le parole e tanto i fatti. Vogliamo parlare in maniera vera di inclusione. Stiamo cercando insieme ad altre persone di proporre un vero e proprio cambiamento culturale, vedere un impatto sui numeri. TatticaMENTE è un progetto nato per aiutare ragazzi e atleti con DSA. Non è una nicchia, si tratta di qualcosa che potrebbe aiutare centinaia di migliaia di ragazzi a non sentirsi inferiori. L’obiettivo non è proteggerli, ma far sì che siano trattati parimenti agli altri. Come Fondazione abbiamo lavorato alla creazione di un protocollo delle buone pratiche unito a uno medico-scientifico che dà gli strumenti ad allenatori, educatori e staff tecnico per parlare la stessa lingua di questi ragazzi”.
Martina Morandi, giocatrice delle giovanili di Vero Volley: “La pallavolo è stata la mia salvezza, grazie a questo sport non sono stata più la bambina emarginata ma ero qualcuno. Ho trovato un ambiente inclusivo che mi ha fatto sentire parte di un gruppo senza essere bullizzata”.
Simone Saorin, Responsabile del progetto OMES: “Dal 2007 lo sport non è più solo qualcosa che accade in Europa, ma è qualcosa su cui l’Europa decide di costruire le proprie politiche pubbliche. Lo sport europeo vale circa 630 miliardi di ricavi generati annualmente, il 3,4% del Pil dell’Ue; abbiamo circa 10 milioni di posti di lavoro tra occupazione diretta e indiretta; in Europa ci sono circa 700mila club sportivi che coinvolgono quotidianamente oltre 60 milioni di cittadini. Sono numeri che da poco hanno ripreso a crescere, sono numeri importanti che cattureranno sempre più l’attenzione delle istituzioni. Noi con il nostro progetto di OMES siamo pronti a seguirne attentamente gli sviluppi”.
Fabio Iudica, Avvocato e Docente di Diritto Sportivo presso Università degli Studi di Milano e Arbitro Tas: “La decisione del 16 luglio 2026 della Quinta Sezione della Corte di Giustizia europea ha messo in dubbio il sistema della Giustizia sportiva. L’autonomia privata non può sottrarsi a quelli che sono i diritti dell’Unione europea, quindi scegliamo se attribuire i poteri ai giudici nazionali o ai giudici sportivi. Una scelta va fatta, oggi quella scelta non c’è. Il modello italiano va benissimo però deve essere modificato: va bene anche la struttura che sottrae agli organi amministrativi la possibilità di annullare le squalifiche, però va chiarito. Infine, a questo punto, chi deciderà? Non sarà Lussemburgo, non sarà la Corte di Giustizia, sarà l’Italia, oppure attraverso la legislazione che può essere quella ordinaria o quella sportiva”.
Cristiano Novazio, Avvocato e componente del Comitato Scientifico del Master in “Diritto sportivo e rapporti di lavoro nello sport” presso Università degli Studi di Milano Bicocca: “Che libertà ha un atleta di circolare all’interno dell’Unione Europea? Innanzitutto non deve trovare un ostacolo legato alla nazionalità, ma non gli deve essere nemmeno reso troppo difficile tesserarsi, essere ingaggiato in un’altra realtà. Questa libertà può essere limitata in diversi modi: esiste una discriminazione diretta, ma esistono anche dei criteri indiretti che oggettivamente sono neutri però di fatto vanno a limitare la libertà di circolazione. Terzo punto, ancora più critico, riguarda i casi in cui c’è un ostacolo arrecabile a tutti, quindi non è neanche discriminatorio ma può creare un limite alla libertà di circolazione”.